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Incontro con Antonio Dal Canton per il giallo d'esordio "La Processione"

7 / 6 / 2017

È STATA LA CAMORRA? 

INDAGINI DI UN VELISTA A SORRENTO

Incontro con 

ANTONIO DAL CANTON 

Autore di La Processione (0111 Edizioni, 2017) 

Già Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia 

Condotto da

PAOLO GOBBI 

Ordinario di Medicina Interna Università degli Studi di Pavia 

È uscito ieri, 31 maggio, il giallo d’esordio di Antonio Dal Canton, già Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia. Un giallo, ambientato a Sorrento, dove l’autore ha vissuto, e con protagonista Vittore, docente di epigrafia antica, appassionato velista (come lo stesso Dal Canton). Vittore viene coinvolto da Amatruda, maresciallo dei Carabinieri, nelle indagini su un misterioso omicidio di un proprietario di un cantiere navale avvenuto durante la processione del Venerdì Santo. La pista della Camorra come mandante sembra essere quella giusta. Non sappiamo ancora come finisce la storia, ma sappiamo che inizia così: 

A Sorrento quell’anno la sera del Venerdì Santo era incantevole. Sopra il profilo dei colli, il cielo era blu come quello di carta dei presepi, l’aria era tiepida e una brezza leggera mischiava odori di terra e di mare. Il tramonto era spettacolare. Vittore, salendo dal porto, sostò sulla terrazza della villa Comunale e, con i gomiti appoggiati alla balaustra del belvedere e il viso tra le mani, attese che il sole affondasse sotto l’orizzonte, in un mare che sembrava una fusione di mercurio e di rame. “Così è la vita, si perde in un attimo” pensò e fu preso da un’emozione tanto forte da provare una sensazione di vertigine. Ma ormai si stava spegnendo anche l’ultimo bagliore del crepuscolo, così Vittore riprese il cammino verso la piazzetta di Sant’Antonino con passo svelto, per giungervi in tempo per assistere alla processione della Congrega della Misericordia. Quando vi arrivò, il Miserere già faceva vibrare l’aria con le sue note cupe, funeree. Il Miserere era un coro breve e ripetitivo, intonato esclusivamente da voci maschili di basso e baritono. I coristi erano disposti in fila nella parte centrale della processione ed erano divisi in gruppi, ciascuno dei quali cantava una parte del testo. Il canto partiva dal gruppo in coda e avanzava componendo la frase musicale fino a spegnersi dietro ai crociferi in testa. Era una melodia mobile come un serpente vocale, ondulata, inquietante, carica di una sacralità misterica. Quel Miserere evocava in Vittore il pensiero dell’indecifrabile senso della morte e produceva in lui una malinconia struggente, che talvolta precipitava in una forma di panico, quando si affacciava alla sua mente la sensazione di vuoto del nulla. 

Per info

Saskia Avalle, Coordinatrice Attività Culturali e Accademiche - Collegio Nuovo – Fondazione Sandra e Enea Mattei - relest.collegionuovo@unipv.it

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